
Fonte: https://www.ctstorino.com/blog/fasi-ludopatia-gioco-azzardo/
Ludopatia e adolescenza: è jackpot anche tra i giovani?
Immaginiamo di ritornare all’anno 2021: anno della terrificante pandemia da Covid19; la quarantena scombina la nostra vita e i social sono il mezzo preferito di noi tutti per essere informati. Nel flusso continuo del feed, una notizia ritorna frequentemente: l’uscita di una nuova serie targata Netflix, “SQUID GAME”, destinata a diventare la più seguita al mondo.
Serie drammatica e d’azione ambientata nella Corea del Sud, abbatte tutti i record sconvolgendo gli spettatori con la sua trama piena di intrighi e colpi di scena.
La storia si focalizza principalmente su Seong Gi-Hun, un giovane che entra a contatto quasi per caso con lo strano e pericoloso mondo dello Squid Game (distopico gioco di sopravvivenza in cui 456 concorrenti devono superare prove sadiche e cruente, arrivando anche a uccidersi l’un l’altro per riuscire a vincere un premio di 45,6 miliardi di won, circa 34 milioni di euro, e uscire da situazioni disperate di debito o povertà), dopo aver accumulato dei debiti di gioco che non poteva saldare.
Nella serie lo si può vedere ricorrere a numerosi prestiti elargiti da personaggi poco affidabili: come un cane che si morde la coda, Gi-Hun torna ciclicamente a spendere tutto il denaro (won) che gli viene prestato, in misura sempre maggiore. I giocatori trasportati nel mondo di questo oscuro gioco, hanno la possibilità di vincere una notevole somma di denaro che potrebbe rimettere in sesto la loro vita…ma non così facilmente. Le prove a cui devono essere sottoposti potrebbero sembrare apparentemente innocenti, dato che si tratta di una serie di antichi giochi tradizionali come “Nascondino”, “Un, due tre, stella” e al termine delle prove, il famoso “Gioco del calamaro”. Perchè “apparentemente” innocenti? Perché tutti questi giochi verranno volontariamente modificati, resi brutalmente pericolosi e mortali a tal punto da riuscire a tirare fuori tutta l’aggressività, la paura, la competitività e la rabbia che i 456 giocatori hanno in corpo. Il nostro protagonista Gi-Hun, sebbene sappia delle atroci conseguenze a cui andrà incontro, accetta comunque di continuare il gioco, e vista la grossa somma di denaro non rinuncerà al proprio intento per nessuna ragione. Anche a costo di morire, è disposto a tutto pur di vincere il jackpot, che puntualmente avrebbe intenzione di giocarsi nuovamente.
Sicuramente tutti noi, assistendo alle sfide estreme messe in scena nella serie ci saremo chiesti se nella realtà sia davvero possibile arrivare al punto di mettere a rischio la propria vita per soldi. Bisogna però precisare che non si tratta solo di finzione, ma di una condizione patologica vera e propria, tristemente presente anche nella realtà: è la ludopatia, uno stato mentale che effettivamente suscita nelle menti delle persone questo tipo di mentalità.
La ludopatia è la persistente incapacità di gestire e resistere all’impulso di attuare comportamenti (che si intensificano gradualmente) finalizzati al gioco. L’etimologia della parola è composta da elementi di origine greca e latina: “ludo” relativo al gioco; “patia” termine che indica uno stato di sofferenza e malattia. La ludopatia indicherebbe, quindi, la malattia del gioco.
Come riportato dal sito www.psicoterapiascientifica.it, i sintomi della ludopatia possono essere raggruppati in fenomeni specifici e aspecifici:
- specifici (craving, assuefazione, tolleranza, astinenza);
- aspecifici (depressione, irritabilità, disturbi delle funzioni cognitive, incremento dell’ ansia generalizzata, disturbi psicosomatici, disturbi del ritmo sonno-veglia).


Di solito, la persona con diagnosi DAG (Disturbo d’Ansia Generalizzata) presenta quattro (o più) tra queste caratteristiche:
- ha bisogno, per giocare d’azzardo, di quantità crescenti di denaro per ottenere l’eccitazione desiderata;
- è irrequieta o irritabile se tenta di ridurre o di smettere di giocare d’azzardo;
- spesso gioca per placare o gestire emozioni o gioca quando si sente a disagio (indifesa, in colpa, in ansia, con umore deflesso…);
- ha messo in pericolo o ha perso una relazione significativa, il lavoro, occasioni di studio o carriera a causa del gioco;
- fa affidamento sugli altri per procurare il denaro necessario per risolvere questioni finanziarie problematiche causate dal comportamento di gioco.
Le persone che sviluppano delle dipendenze sembrano avere anche delle vulnerabilità neurobiologiche, problemi nel controllo degli impulsi, difficoltà in alcune funzioni di ragionamento e alterazioni nei sistemi di alcuni neurotrasmettitori cerebrali. Purtroppo, come per molte delle dipendenze comportamentali, è difficile far comprendere il livello di problematicità di un comportamento; l’accettazione sociale di certi comportamenti, percepiti come ludici e di intrattenimento, rischia di promuovere e mascherare alcuni comportamenti. Bisogna ricordare che anche un comportamento diffuso, accettato e apparentemente innocuo può trasformarsi e diventare molto problematico. È importante, quindi, riconoscere i primi segnali e diventare consapevoli che si rischia un comportamento problematico di interesse clinico.
La ludopatia è una dipendenza che coinvolge sempre di più anche i giovani: secondo studi condotti da varie università, il numero dei giovani compresi tra i 14 e i 19 anni che si è approcciato al gioco d’azzardo è sempre più in espansione. Il grafico a torta ci mostra anche un dato positivo: in dieci anni la percentuale di giovani che si dedica a queste attività è calata in maniera sensibile.
Si deve insistere con campagne di sensibilizzazione, con la sorveglianza più attenta nei luoghi del gioco, con un attivo coinvolgimento della scuola per evidenziare la problematica e non arrendersi alla sconfitta. Proprio come Seong Gi-Hun, che alla fine riesce a riscattare la sua vita e a volgerla in meglio.