Free measuring tape and an apple on a weighing scale, public domain diet and fitness CC0 photo.

Il cibo: da fonte di vita ad acerrimo nemico

Un’epidemia nascosta si diffonde sempre di più nel mondo: il Ministero della salute ha definito in questo modo i disturbi del comportamento alimentare (DCA). Esistono diverse forme di disturbi alimentari, classificate tra i disturbi mentali. La più nota, poiché più frequente, è l’anoressia nervosa. Rientrano anche nei DCA bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder), PICA (mangiare alimenti non nutritivi o materiale non alimentare), disturbo da ruminazione (masticare il cibo senza mai ingoiarlo), disturbo da evitamento (limitare l’assunzione di cibo e disinteressarsi all’alimentazione) e Night Eating Syndrome (mangiare notevoli quantità di cibo solo nelle ore notturne).


Le cause di un disturbo alimentare possono essere svariate, a cominciare dai fattori genetici: è stato infatti dimostrato che le persone con parenti di primo grado affetti da DCA hanno una maggiore probabilità di svilupparne uno, oppure possono derivare da fattori psicologici o socio-culturali.


Questi disturbi sono spesso correlati a problemi emotivi, di ansia o di autostima. Per questo, il bullismo gioca un ruolo importante riguardo l’origine dei DCA. La derisione, i commenti negativi riguardo al fisico, ma anche ogni altro tipo di bullismo, influiscono enormemente sulla bassa autostima. A volte, però, anche commenti innocenti, fatti senza la volontà di offendere, possono gravare molto su determinate persone. Spesso si pensa che un commento come: “ti vedo dimagrita!” possa essere un complimento, ma in realtà può aggravare la situazione di qualcuno che già lotta con un disturbo alimentare. Ormai viviamo nella “diet culture” in cui assimiliamo miti culturali sul cibo, sul peso e sulla salute, e ci concentriamo sulla magrezza come ideale etichettando cibi e comportamenti come “buoni” o “cattivi”. La società e la cultura influenzano le percezioni della bellezza e il valore dell’aspetto fisico. Pressioni sociali, come
l’idealizzazione di corpi magri sui social media, possono contribuire allo sviluppo di disturbi
alimentari.

Chiunque e a qualunque età può essere vittima dei DCA, ma i soggetti più a rischio siamo noi giovani. Di conseguenza la scuola gioca un ruolo fondamentale sia nella sensibilizzazione, sia nell’individuare e aiutare i ragazzi che vivono questi problemi. Possono essere individuati una serie di segnali che indicano la possibilità che un alunno soffra di un disturbo alimentare, per esempio quando un alunno si isola, o mangia sempre da solo o di nascosto, fa fatica a concentrarsi, è spesso stanco, è spesso irritabile, ha poca
fiducia in se stesso, è ansioso, ha un comportamento con tratti ossessivi o di rigidità, si autodefinisce standard personali irragionevolmente elevati, compie atti di autolesionismo, e dimostra continue variazioni di peso.


Ma cosa può fare la scuola? E’ fondamentale una comunicazione costante tra la scuola e i genitori per condividere informazioni e coordinare il supporto. Possono anche essere messi in atto degli adattamenti alle lezioni grazie a piani educativi individualizzati (PEI e PDP) per garantire che le esigenze degli studenti siano prese in considerazione, soprattutto considerando che spesso gli studenti affetti da DCA sono costretti a effettuare numerose assenze. Inoltre la scuola può collaborare con professionisti della salute, come terapisti o nutrizionisti, per garantire un supporto integrato che consenta una gestione migliore del disturbo e un sostegno più completo per gli studenti.
Soprattutto, cosa che avviene purtroppo molto poco nei contesti scolastici, è molto importante la sensibilizzazione sul tema. La scuola può promuovere una cultura di consapevolezza dell’alimentazione sana e dell’immagine corporea positiva. Ciò può comprendere l’inclusione di educazione alimentare nelle lezioni (ad esempio nell’Educazione civica) e l’organizzazione di attività che promuovano l’accettazione di sé e degli altri. C’è bisogno di educare gli studenti, ma anche gli insegnanti, sui DCA, per
creare una conoscenza non superficiale e ridurre il pregiudizio verso chi soffre di questi disturbi.

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