Maturità, t’avessi preso prima (?)

Tutte le incognite di un Esame di Stato dopo un anno di D.a.D. Dopo settimane

Tutte le incognite di un Esame di Stato dopo un anno di D.a.D.

Dopo settimane di attesa, finalmente il 5 marzo (a 103 giorni dal grande evento) il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha emanato l’Ordinanza n. 53, il decreto che ufficializza le modalità degli Esami di Stato per questo anno scolastico. Nonostante il ministro sia cambiato, l’Esame non lo è: si tratta, piuttosto, di un vero e proprio copia-incolla di quello dello scorso anno.

Alla decisione di molti Paesi europei di annullare definitivamente la prova a causa dell’emergenza sanitaria, l’Italia risponde condensando l’esito di un percorso scolastico di cinque anni in un colloquio orale della durata di circa un’ora. La prova si compone di quattro parti: a) discussione di un elaborato concernente le discipline caratterizzanti l’indirizzo di studio, con apporti relativi alle altre discipline (unica novità rispetto all’anno scorso), preparato dagli alunni con la guida di un docente di riferimento e consegnato entro il 31 maggio; b) discussione di un brano di letteratura italiana studiato durante l’anno; c) analisi di un materiale (un testo, un documento, un’esperienza, un progetto, un problema) inerente i nodi concettuali interdisciplinari assegnato dalla sottocommissione; d) esposizione dell’esperienza di PCTO svolta, con breve relazione o elaborato multimediale (ove non già compresa nella lettera a).

Tra le discipline non va dimenticata una new entry, l’educazione civica, valutata nel corso dell’anno pur senza aver avuto una collocazione precisa nell’orario settimanale. Anch’essa rientra nell’Esame di Stato, ma, seguendo la stessa logica (confusionaria?) della transdisciplinarietà, non ha un momento dedicato durante la prova (come avvenuto lo scorso anno con “Cittadinanza e Costituzione”), bensì rientra nel colloquio svolto da tutti i docenti.

Un esame “solo” orale, quindi. E ci mancherebbe. È chiaro, infatti, che dopo più di un anno di didattica a distanza, sarebbe stato ridicolo aggiungere anche delle prove scritte in presenza. Eppure non sono mancate, specie sui social, le critiche di molti studenti diplomatisi entro il 2019, secondo i quali il nostro esame sarebbe troppo facile. Evidentemente a molti non è ancora chiaro cosa abbia significato “fare scuola” negli ultimi 15 mesi…

Oltre al fronte dei “rigoristi”, c’è poi anche quello dei “permissivi” – tra cui molti genitori – che, considerando la DaD una non-scuola, preferirebbero che agli Esami fossero ammessi indistintamente tutti e che, anche quest’anno, la bocciatura fosse considerata inammissibile .

E non finisce qui.
La Maturità di quest’anno, infatti, inaugura un’ulteriore complicazione, della quale certamente noi studenti non sentivamo il bisogno in questo momento. Si tratta del cosiddetto “Curriculum dello Studente“, già introdotto dalla Legge 107 del 2015 (cd. “Buona Scuola) e in seguito disciplinato dal Decreto legislativo 62 del 2017.
Per la sua compilazione, che tutti i maturandi dovranno affrontare nelle prossime settimane, il Ministero dell’Istruzione ha attivato un’apposita piattaforma.
Ma a cosa serve? Il ministero risponde così:

Il Curriculum è uno strumento con rilevante valore formativo ed educativo, importante per la presentazione alla Commissione e per lo svolgimento del colloquio dell’esame di Stato del II ciclo. Consente l’integrazione di tutte le informazioni relative ad attività svolte in ambito formale ed extrascolastico e può costituire un valido supporto per l’orientamento degli studenti all’Università e al mondo del lavoro.

In pratica, si tratta di un documento che riassume l’intera carriera scolastica dell’alunno, in modo da presentarne adeguatamente le competenze alla Commissione d’Esame.
Il Curriculum, che dopo l’Esame sarà allegato al diploma e consegnato allo studente interessato tramite la piattaforma, dev’essere compilato congiuntamente dalla Segreteria della Scuola, che provvede a tutti i dati formali del percorso di istruzione, e – soprattutto – dall’alunno, che provvede a inserire tutte le informazioni relative alle attività formative complementari a quelle curriculari. Un ulteriore peso sulle spalle di noi diplomandi, peraltro reso noto a soli due mesi dalla Maturità, senza che sia ancora chiaro come si debba procedere alla sua compilazione.
Fatevi bastare qualche videotutorial su YouTube, sembra dire il Ministero (segue uno dei video messi a disposizione sulla piattaforma ministeriale).

Una serie di incognite, insomma, si addensa su questa fine d’anno. Ci sentiamo spaesati, incompresi, abbandonati a noi stessi. Abbiamo bisogno che qualcuno ci sostenga e ci accompagni all’uscita di un percorso scolastico da cui veniamo cacciati fuori a pedate.

Mancano davvero pochi giorni e i ricordi “reali”, non digitali, in cui racchiudere questo ultimo anno scolastico si possono contare davvero sulle dita d’una mano. Le esperienze più belle che la quinta classe regala sono svanite nel nulla: niente gita, niente festeggiamenti per i 100 giorni agli esami, solo distanza e schermi accesi. Ma, a più di un anno dalla prima ondata, sarà solo colpa del virus?

Angelica Oliva
Rappresentante delle studentesse e degli studenti

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